Sistema di Saturno
23 Maggio 2183

Quei frammenti, alcuni dei quali più larghi dell’isola di Manhattan, stavano per vivere la fine del loro tragitto cosmico ammaliando l’umanità con fuochi d’artificio senza precedenti. Come missili di roccia, Saturno se li sarebbe visti piombare addosso alla velocità di quasi 23.000 chilometri all’ora. Era un pugno spaziale senza precedenti nella tecnologica era delle osservazioni, un’incredibile catastrofe planetaria.
Dapprima toccò a Titano. A Titano e alla TISS, la Titan International Space Station, in orbita da tre decenni intorno al più grande satellite di Saturno e costruita a prezzo di un enorme sacrificio di mezzi e strutture. Ma in breve fu la volta anche del ben più vasto e massiccio gigante gassoso, secondo pianeta del sistema solare per estensione e massa.
Tutti gli occhi della Terra erano volti verso il cielo. Chi non aveva un telescopio, provò a gustarsi lo spettacolo tramite le immagini diffuse nel minor tempo possibile da tutti i media e canali on line. Gli astronomi impazzirono, nessuno voleva rinunciare a un posto privilegiato in qualche osservatorio.
Era Sedna a portare devastazione. A esser più precisi, alcuni suoi possenti frammenti, staccatisi dal corpo principale per oscure pendolazioni gravitazionali dopo il perielio del 2075, poi andati alla deriva senza padrone, infine attratti dal pozzo gravitazionale gioviano verso l’interno del sistema solare. Non era però Giove il bersaglio, poiché si era interposto nella traiettoria l’altro gigante gassoso, meno massiccio ma superbamente dotato di anelli, prendendo per sé il colpo da ko, come se volesse evitare quella tremenda sorte al suo cosmico fratello maggiore.
Gli astronomi conoscevano Sedna già dal 2003. Un corpo celeste affascinante, di massa pari a circa due terzi di quella di Plutone, ma dall’orbita molto più eccentrica e lontana dal sole. Perielio a “soli” undici miliardi di chilometri, così lontano da far sembrare Nettuno in confronto nel cortile di casa, afelio nelle insondabili profondità dello spazio, a più di cinque giorni luce di distanza dalle zone interne del sistema solare, con orbita completata nel tempo siderale di 12.000 anni.
Per questo il perielio del 2075 era stato un vero evento, perché aveva dato un’opportunità unica per osservare “da vicino” quel pianetino ghiacciato che proveniva da distanze siderali: secondo le valutazioni di molti astronomi dalla zona più interna della misteriosa nube di Oort, la regione più estrema del sistema solare, sede di comete e insondabili corpi ghiacciati.
Trascorsa la festa, però, erano cominciati i problemi. Sessantaquattro anni dopo il passaggio dal perielio, Sedna si era in parte disgregato. Lo avevano scosso ignote vibrazioni gravitazionali, che nel tempo erano state riscontrate anche in altri corpi trans-nettuniani. Adesso l’intero sistema solare stava per ammirare, fra il timore e la meraviglia, i loro effetti.