Introduzione
26 Marzo 2136

Zhao Quing controllò l’ora. Era in piedi davanti alla finestra del suo ufficio ormai da più di dieci minuti. Non gli rimaneva più molto tempo. Liu Meizu, odiosa dirigente di partito, sarebbe probabilmente arrivata da lì a poco.

Nonostante la primavera fosse già iniziata, la zona universitaria di Pechino, mostrava ancora un aspetto tipicamente invernale. Un ampio strato di neve, increspato da un gelido vento settentrionale, imbiancava la maggior parte degli spazi verdi e i tetti degli edifici. Da quando era diventato ordinario della cattedra di gravità quantistica presso il dipartimento di fisica, viveva lì dove poteva usufruire di un’ampia stanza e della collaborazione di una segretaria.

Stava per essere catturato come si fa con un criminale. Fuggire non aveva alcun senso, dove si sarebbe potuto rifugiare del resto?

Era inevitabile che prima o poi le sue idee politiche provocassero questa situazione. Semplicemente, aveva sperato di avere più tempo a disposizione per poter almeno elaborare un piano di fuga.

Liu Meizu, funzionario di Stato, aveva scelto davvero un cattivo momento per arrivare. È vero che c’era la clamorosa scoperta fatta appena tre settimane prima da verificare e sottoporre al vaglio della comunità scientifica, ma adesso ogni prospettiva di studio assumeva contorni vaghi se non addirittura rischiava di svanire del tutto, anche per un celebre astrofisico come lui. Chissà dove lo avrebbero mandato stavolta e quale fine gli sarebbe toccata. Avevano in mente solo una lavata di testa o il programma prevedeva una punizione più dura?

Zhao Quing rimase per circa cinque minuti a riflettere, immobile davanti alla finestra, poi cominciò ad armeggiare nervosamente con i suoi occhiali piccoli e tondi. Il dubbio lo divorava. Non voleva che la sua scoperta finisse nel nulla, ma al punto in cui era risultava quasi impossibile decidere a chi comunicarla. Se anche fosse uscito presto dal carcere, ammesso che lo avessero rinchiuso, un altro astrofisico prima o poi gliela avrebbe scippata e fatta sua. Nell’ambito della comunità scientifica non era certo infrequente che si scatenassero vere e proprie battaglie legali sulla paternità di nuove teorie.

Eppure a qualcuno doveva rivolgersi, a un uomo di scienze come lui, possibilmente, ma non aveva grandi amici tra i suoi colleghi. Quindi cosa fare? E poi – per quanto il suo atteggiamento fosse considerato antipatriottico nelle stanze del potere – non voleva certo che alcun segreto uscisse dalla Cina. Non era mai stato contro il suo Paese, anzi, solo non condivideva alcune linee governative, ecco tutto. Dopo aver riflettuto a lungo, la comunicazione della probabile scoperta di quell’oggetto, localizzato a miliardi di chilometri di distanza dal sole, venne inviata tramite un canale riservato unicamente all’astronauta Chen Ximen.

Zhao Quing lo aveva incontrato in un paio di ricevimenti. Gli era piaciuto subito, era un tipo tosto ed intelligente, carico di una grande, autentica ansia esplorativa. C’era solo da sperare che la sua fama di cosmonauta andasse di pari passo con l’integrità morale. La sua scelta aveva comunque una sua logica, dato che Chen Ximen era cinese, eroe nazionale per motivi spaziali e rinomato esploratore.

Trasmessa la comunicazione ed effettuata una rapida ma mirata pulizia informatica, la tensione che gli mordeva il petto si smorzò ed il professore si afflosciò sulla comoda sedia imbottita della sua scrivania. Non aveva moglie e figli da avvisare. Curiosamente, quello che era un suo cruccio faticosamente tenuto celato si rivelava in quel frangente di ansiosa attesa del pericolo un bene. Perlomeno la sua fine, qualunque fosse stata, non avrebbe coinvolto le sorti di altri.

Il funzionario Liu Meizu, preannunciata dalla voce tremante della segretaria, arrivò dando pochi ordini secchi e repentini. Il suo volto aveva un’espressione glaciale, impossibile scorgervi alcuna emozione.

Zhao Quing obbedì docile seguendo la donna ed i due uomini di scorta fuori dal suo ufficio, consegnandosi senza proteste al suo destino.